Grebo - Galleria Africa Curio

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Grebo

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G R E B O - Maschera di danza                   Liberia                     Altezza 52 cm

Legno duro impastato con colori nero, bianco e blu. Restauri conservativi
                 
Le maschere Grebo hanno colpito l’attenzione degli artisti del ‘900 per la loro struttura così astratta. Sono arrivate in Europa agli inizi del 1900 e, all’epoca, Picasso ne collezionò due esemplari che influenzarono la sua esperienza cubista.
Sono realizzate con un piano verticale dal quale escono gli elementi anatomici costituiti da forme geometriche elementari: cerchi, rettangoli, cilindri, assemblati tra loro in modo da costituire un viso dalle sembianze umane.
Questa maschera è scolpita secondo gli stilemi del famoso esemplare che dal 1900 appartiene al Musée du quai Branly.  (Delange, pag. 11).
La fronte è costituita da un piano rettangolare, leggermente incurvato, segnato da tre profili dipinti di bianco dove quello centrale risulta essere il prolungamento del naso.
Nella zona superiore sono scolpiti due finti occhi a cerchio, dipinti di bianco circondati da un’area decorata con pittura blu. In cima alla fronte, sul bordo del legno, si trovano tanti piccoli fori che, in origine, ospitavano piume di volatile, ora scomparse.
La faccia è attraversata da un lungo naso a bandiera con a fianco due cilindri sporgenti che costituiscono gli occhi. La grande bocca, segnata da denti aguzzi, è un rettangolo sporgente.  
I Grebo sono un gruppo etnico insediato nella foresta pluviale della Liberia meridionale.
Fino al 1960 il loro territorio è stato quasi inaccessibile per le condizioni fluviali
che ne impedivano i collegamenti.
In ogni villaggio una società segreta controlla le maschere tenute dentro una casa
nella quale vengono conservate. Esse escono in occasione delle danze organizzate per festeggiare il rientro dei vincitori dopo una battaglia. Essi sono accolti da tutto il villaggio in trionfo e, in modo analogo, al prossimo conflitto tribale, saranno di nuovo accompagnati con una danza propiziatoria. I danzatori, completamente nascosti da un vestito di rafia, mimano con i loro movimenti le gesta dei combattenti.    
La maschera diventa il mezzo per entrare in contatto con i numerosi geni della
foresta che hanno il potere di favorire le vittorie e di mantenere la pace nel villaggio
più a lungo possibile
  
- DELANGE JACQUELINE & LEIRIS MICHEL “Africa nera” Milano 1967, pag. 11  (3)
- BOYER ALAIN MICHEL “L’arts des Grebo“ su Arts & Cultures 2010, Ginevra, pagg. 135 - 151  
- KERCHACHE JAQUES & PAUDRAT JEAN-LOUIS & STEPHAN LUCIEN “L’Art africain” Paris
  1988, pag. 382, n° 360   (273)
- NEYT FRANCOIS  “Trésors de Cote D’Ivoire” Bruxelles 2014, pag. 24  (854)
- BASSANI EZIO "La Grande Scultura dell'Africa Nera" Firenze 1989, n° 46  (231)
- STEPAN PETER “Picasso’s collection of african and oceanic art” New York 2006, pagg. 58,
   59  (861)
   (Foto Archivio - Rif. 19.274)

 
    
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